La storia è bella

Luzzara a quel tempo era una città fortificata ben più grande e popolata di Suzzara, in quanto fra le sue mura si potevano contare ben tre fabbri, simbolo di ricchezza e prosperità per una comunità rurale. Non sfigurava nemmeno se paraganata a Governolo o Borgoforte, le due roccaforti mantovane sul Po. Tale lustro le permise di divenire, sul finire del XV secolo, la dimora ufficiale di Rodolfo Gonzaga, figlio di Ludovico III Gonzaga e di Barbara di Hohenzollern (o "di Brandeburgo"). Venne dipinto da Andrea Mantegna nella celebre Camera Picta, e lo si scorge dietro alla madre Barbara. Luzzara da quel momento godette di un periodo d'oro, ed a più riprese venne ristrutturata ed ampliata dal prestigioso architetto Luca Fancelli, famoso per le sue opere mantovane. Dei lavori fortificativi, però purtroppo, oggi rimane solamente il Palazzo della Macina, in Via Avanzi, odierna sede dell'oratorio parrocchiale. Buffo pensare che oggi, i ragazzini, camminano sugli stessi pavimenti e nelle stesse stanze dove si compì una terribile storia.

1482 - Venuta meno la reggenza illuminata di Ludovico III Gonzaga (1478) Mantova e gran parte del suo potere passò nelle mani di Federico Gonzaga, nonostante non venne mai ritrovato il testamento ufficiale. Barbara, da madre premurosa, volendo evitare fratricidi fece sapere che per volontà del loro defunto genitore i territori di confine, già possedimenti dei fratelli, sarebbero rimasti agli stessi. Così Rodolfo divenne ufficialmente proprietario di Luzzara. Nato il 18 aprile del 1452 sposò Antonia, figlia di Sigismondo Pandolfo Malatesta; lui era ventinoveenne e lei trentenne. Le nozze si celebrano a Rimini, in una fredda mattinata di gennaio (l'11) e i festeggiamenti non durarono molto. La donna, ormai matura, era originaria del riminese ed era abituata ad un clima soleggiato ed ad una vita di corte fatta di regole e costrizioni. Ma nonostante la sua alta preparazione, a Manotva non ebbe vita facile. Fin da subito incontrò i malumori della corte mantovana ed in particolare di Eusebio Malatesta, un alto funzionario di Federico Gonzaga. Quest'ultimo era un ebreo convertito al cristianesimo, il quale aveva ricevuto grazia dalla famiglia riminese che gli permise di usufruire del proprio cognome. Giunto nella città mantovana già al tempo di Gianfrancesco Gonzaga, seguendo Paola Malatesta, entrò nelle grazie di Ludovico III e poi divenne consigliere fidato di Federico. Forti furono le divergenze fra lui e la moglie di Rodolfo, in quando lei non lo riconosceva come un vero ed autentico malatesta e non lo riconosceva come parente.

Quando Venezia mosse battaglia a Ferrara nella "Guerra del Sale" (1482) la situazione interna mantovana si aggravò. Rodolfo era già stato assoldato più volte dai lagunari quando era nella Compagnia di ventura dei Colleoni di Bergamo, e per lui sarebbe stato facile affiancarli nuovamente, ma per la netta linea politica del fratello Federico decise di appoggiare la lega antiveneziana. Le cose ben presto cambiarono: Rodolfo venne posposto alla reggenza mantovana dal cognato Francesco Secco, non lo poteva accettare. Così Rodolfo assieme a 300 cavalli si unì ai lagunari, tradendo le la propria famiglia. Durante una scorreria nel ferrarese, nell'agosto dello stesso anno, contrasse la peste, ma senza riportare sintomi gravi. Intanto nel capoluogo virgiliano, Eusebio Malatesta, ormai alle strette per questioni ereditarie con Antonia Malatesta, avvisò Federico del tradimento coniugale di Antonia. Il marito, informato dal fratello, si diresse al Palazzo di Luzzara e scoprì Antonia a letto con il maestro di ballo, Fernando Flores Cubillas. L'amante venne ucciso sul posto da un colpo di spada scagliato dallo stesso Rodolfo, mentre Antonia fu giustiziata il giorno di Natale del 1483. Decapitata in quel giardino interno del palazzo, ricoperto di neve, dove nessuno poteva vedere e sentire.

ly festy de Nadallo, se disse a Mantoa che 'l sior Redolfo fece taliar la testa a la moliera a Luzara, la qualla era sorere del magnifico Ruberto de Rémene di Malatesta

Cronache di Mantova, Andrea da Schivenoglia. 1483

Questo è bene o male il racconto che ci viene riportato dal cronista Andrea da Schivenoglia, nato agli inizi del XV secolo e narratore di diverse imprese della famiglia Gonzaga. Ma una lettera di condoglianze per la prematura perdita della consorte indirizzata a Rodolfo, riportata alla luce da Alessandro Luzio (giornalista del XX secolo) fanno pensare che Antonia sia morta per cause naturali. Che lo Schivenoglia abbia artefatto gli eventi del suo tempo per ragioni politiche?