La storia è bella

aprile

D’april vi dono la gentil campagna
tutta fiorita di bell’erba fresca;
fontane d’acqua, che non vi rincresca;
donn’ e donzelle per vostra compagna;

ambianti palafren, destrier di Spagna
e gente costumata a la francesca;
cantar, danzar a la provenzalesca
con instrumenti novi d’Alemagna.

E da torno vi sia molti giardini,
e giacchito vi sia ogni persona:
ciascun con reverenza adori e ’nchini

a quel gentil, c’ho dato la corona
di pietre preziose le piú fini,
c’ ha presto Gianni o re di Babilòna.

Ad aprile si può godere della campagna ingentilita. Non più fredda e spoglia ma dove è possibile passeggiare assieme alla vostra compagna o alle donne di corte fra fiori ed erba fresca. Fontane naturali che possono dissetarvi senza che ve ne pentiate. È possibile inoltre cavalcare i bei cavalli di razza, i destrieri di Spagna, mentre le persone vestite in base ai canoni della moda francese canta e danza, accompagnati da strumenti tedeschi, come è solito fare nelle zone della Provenza. Questi versi del poeta non hanno il fine di descrivere un mondo globalizzato ed economicamente eterogeneo, ma vogliono sinboleggiare la ricchezza. Lo sfarzo di potersi permettere oggetti di provenienze lontana, utilizzare vestiti e danze d'Oltralpe, erano simboli di nobiltà che non era più legata a tradizioni contadine e rurali. Attorno a questa gente, giardini, non più foresta selvaggia o terra incolta, ma un Eden curato e coltivato dall'uomo. Uomini che devono mostrare la propria rivederenza con inchini e gesti d'adorazione, chi ha in testa la corona ornata di pietre preziose, più fini di quelle del prete [Papa] Gianni oppure del re di Babilonia. Ancora è presente nella conoscenza collettiva, l'immaginario d'Oriente, come sede terrena del Paradiso.

maggio

Di maggio sí vi do molti cavagli,
e tutti quanti siano affrenatori,
portanti tutti, dritti corritori;
pettorali e testère di sonagli,

con bandère e coverte a molti tagli
di zendadi e di tutti li colori;
le targhe a modo degli armeggiatori;
viol’ e ros’ e fìor, ch’ogn’uom abbagli;

e rompere e fiaccar bigordi e lance,
e piover da finestre e da balconi
in giú ghirlande ed in sú melerance;

e pulzellette gioveni e garzoni
baciarsi ne la bocca e ne le guance:
d’amor e di goder vi si ragioni.

A maggio si hanno i cavalli docili al freno, veloci e che corrano diritti, con pettorali e testiere dotate di sonagli. Vengono ricoperti di bandiere e di zandadi (tessuto leggero) di ogni colore in base all'effige ed allo scudo del proprietario. Con tanto anche di rose, viole e altri fiori in grado di distrarre ogni uomo. Così via alla giostra, a rompere lance ed a ricevere ghirlande lanciate da balconi e finestre, o melarance offerte dal pubblico. Mentre i giovani, parlano solamente di godere dei frutti dell'amore, fra i baci scambiati.

giugno

Di giugno dovvi una montagnetta
coverta di bellissimi arboscelli,
con trenta ville e dodici castelli,
che sian intorno ad una cittadetta,

ch’abbia nel mezzo una sua fontanetta;
e faccia mille rami e fiumicelli,
ferendo per giardin e praticelli,
e rinfrescando la minuta erbetta.

Aranci e cedri, dáttili e lumie
e tutte l’altre frutte savorose
impergolate siano per le vie;

e le genti vi sian tutte amorose,
e faccianvisi tante cortesie,
ch’a tutto ’l mondo siano graziose.

Quando arriva giugno meglio andare in un paese collinare, dove la vegetazione è abbastanza rigogliosa, ma senza mai allontanarsi dalla civiltà e dalle città. Meglio che una delle città abbia anche una fonte d'acqua per potersi dissetare, oltre ad irrigare i giardini e praticelli e rinfrescando la piccola erbetta. Anche in questi versi si fa forte la visione antropocentrica dell'uomo sulla natura. Il giadino, visto nei mesi precedenti, deve essere artificale, curato e dove non manca nulla. Arance, cedri, datteri e lumie e tutti gli altri frutti saporiti siano posti a pergola lungo le vie, in modo da formare una città verde, e tutte le persone siano ispirate da amore e facciano così tante cortesie che risultino a tutti gradite.