La storia è bella

Nato nei pressi di Siena, fra 1265 ed il 1275, Iacopo di Michele, fu uno dei tanti esempi di quei cavalieri cortesi di cui si studia a scuola. Egli incarna quella perfezione dantesca che vuole l'uomo idealizzatore del sentimento d'amore. Ormai distaccata dalla poetica trovadorica, la poesia cortese ineggia ad un ideale romantico ed ad una poetica meno rozza e meno esplicita della precedente. Raffinato, elegante e cortese, Iacopo fu principalmente un soldato, arruolato stabilmente dal comune toscano con il fine di svolgere compiti difensivi, ma seppur affidatario di incarici importanti, esso veniva messo in posizioni subalterne, per questo del Iacopo militare è possibile raccontare sostanzialmente poco. Diversamente possiamo fare della sua parte di poeta: già tra i suoi venti e trent'anni, assunse la nomea di Folgore, e scrisse poemi sulla cavalleria e l'esser cortese. Questo che riporto in particolare, è importante per quanto riguarda la ritualità cortese durante lo scorrere dei mesi. Venne composto probabilmente in fase matura, quindi successivamente al 1295, probabile anno di composizione dei suoi primi successi letterari. Ovviamente il vivere che descrive in questi brevi sonetti, è un mondo fantasioso ed idealizzato. Una sorta di Bengodi per ricchi e cavalieri che possono permettersi una vita piena di sfarzo e lusso. Utile per capire l'immaginario militare che ogni soldati di alto rango voleva ambire.
Il componimento in rima sembra essere scritto da un punto di vista superiore, come se la voce narrante fosse la stessa natura o addirittura Dio che dona le stagioni.

gennaio

I’ doto voi, nel mese di gennaio
corte con fuochi di salette accese,
camer’ e letta d’ogni bello arnese,
lenzuoli di seta e coperte di vaio,

tregèa, confetti e mescere a razzaio,
vestiti di doagio e di rascese:
e ’n questo modo stare a le difese,
muova scirocco, garbino e rovaio.

Uscir di fuor alcuna volta il giorno,
gittando de la neve bella e bianca
a le donzelle, che saran da torno;

e, quando fosse la compagna stanca,
a questa corte facciasi ritorno:
e si riposi la brigata franca.

A gennaio è meglio restare in corte, nelle salette dove il fuoco è acceso e si trovano i migliori confort, ovvero nella camera da letto; fra lenzuoli di seta e coperte di vaio (vedi nota) si mangiano grandi quantità di confetti e si beve un vino amabile, come il razzaio. Si rimane vestiti con panni provenienti da Doagio [dal nome italianizzato di una località non meglio precisata nelle Fiandre] e di rascese [sempre un panno di lana]. In quel modo stare al coperto, difesi dai venti che spirano. Però, nonostante questo, almeno una volta al giorno bisogna uscire fuori, per gettare la neve appena caduta alle signore, e quando la vostra donna sarà stanca di giocare, fate ritorno alla corte.

febbraio

E di febbrai’ vi dono bella caccia
di cervi, cavrioli e di cinghiari,
corte gonnelle con grossi calzari,
e compagnia che vi diletti e piaccia;

can da guinzagli e segugi da traccia,
e le borse fornite di danari,
ad onta degli scarsi e degli avari,
che di questo vi dán briga ed impaccia;

e la sera tornar co’ vostri fanti
carcati de la molta salvaggina,
avendo gioia ed allegrezza e canti;

far trar del vino e fumar la cucina,
e fin al primo sonno star razzanti:
e po’ posare ’nfin a la mattina.

Febbraio offre la possibilità di cacciare cervi, caprioli e cinghiali. Il vestito si fa più corto, ma per non aver freddo le calze si fanno più pesanti. Assieme, oltre alla buona compagnia amicale, vanno presi i segugi da caccia, al guinzaglio, ed una borsa piena di soldi; in modo da dare fastidio a chi ne ha pochi ed agli avari, che per tale gesto vi potranno aiutare o vi ostacoleranno. Alla sera tornati alla corte con i soldati appiedati, caricati della selvaggina catturata, iniziano i canti fra bevute e mangiate. Rimanete pure ubriachi fino al primo sonno e poi riposate fino alla mattina.

marzo

Di marzo sí vi do una peschiera
d’anguille, trote, lamprede e salmoni,
di dèntali, dalfini e storioni,
d’ogn’altro pesce in tutta la rivèra;

con pescatori e navicelle a schiera,
e barche, saettíe e galeoni,
le quai vi portino tutte stagioni
a qual porto vi piace a la primèra:

che sia fornito di molti palazzi,
d’ogn’altra cosa, che vi sie mesterò,
e gente v’abbia di tutt’i sollazzi.

Chiesa non v’abbia mai né monastero;
lassate predicar i preti pazzi,
c’hanno troppe bugie e poco vero.

A Marzo, invece, si apprezza il pesce come le anguille, trote e lamprede, oltre a salmoni, dentici, delfini e storioni e tutti i pesci che si trovano tutto lungo il fiume. Le navi, fino a quel momento ormeggiate, a primavera sono in grado di portarvi in qualsiasi altro porto che più aggrada. Dove ci sono molti palazzi e di ogni altra cosa; che ci sia lavoro e che la gente abbia di cui divertirsi. Lasciate perdere le chiese ed i monasteri e lasciate che i preti predichino le loro bugie.