Il rito centrale della liturgia del matrimonio era lo scambio dei consensi, amplificata dalla gestualità e dalla sacralità. Il passaggio finale del matrimonio consisteva nella transductio, ovvero il trasferimento della sposa nella casa del marito. Questa era la fase più partecipata dalla società ed aveva una forte connotazione pubblica. Terminata quindi la celebrazione dellos cambio dei consensi, in molte regioni europee gli sposi dovevano seguire la benedizione nuziale (o messa nuziale). A tale messa faceva seguito la bendizione del talamo nuziale, a fine propiziatorio. In Italia tale prassi era limitata ad alcune casistiche, a Verona per esempio solamente la sposa doveva partecipare alla benedizione nuziale.

Terminata la parte sacrale iniziava la celebrazione di banchetti e balli e cortei. Anche l'agitazione, l'enfasi ed il rumore facevano parte di un rituale ben preciso, di propaganda e propiziazione insieme del matrimonio. I banchetti perduravano per tutta la giornata, fino a sera innoltrata. Con il passare del tempo, per limitare il disagio cittadino generato dai cortei festanti e per limitare le spese, già nel 1444, le cene luculiane divennero delle modeste bevute con i presenti terminate le cerimonie. Anche la legislatura mise un vincolo allo sfarzo; a Chioggia, era permesso solamente lo scambio di doni ed al risveglio della sposa nella nuova casa, i suoceri, non potevano omaggiare la novizia tramite una colazione abbondante. Era una prassi ormai ancorata nelle tradizioni che è stata osteggiata dallo Stato. Solamente il giorno seguente al matrimonio era possibile inviare regali nuziali alla sposa, la quale li avrebbe potuti esporre su di una tovaglia allestita per l'occasione. Non era consentito allo sposo preparare una festa con il fine di ricevere tali doni. A Lendinara venne imposto anche un prezzo massimo di spesa per i regali: dieci soldi piccoli, mentre a Treviso era tre lire.

Matrimonio nel Medioevo - La festa per la transductio.

A questo punto avveniva la vera e proprio transductio. Spesso veniva organizzata alla domenica ed un altro corteo portava la novizia alla casa dello sposo. Si voleva enfatizzare il cambiamento, il trapasso di stato della giovane dalla casa natia alla sua nuova casa. Stava nascendo una nuova famiglia e serviva una riorganizzazione degli spazi e del suo patrimonio. La fanciulla era accolta da altri festeggiamenti e da altri banchetti, anch'essi soggetti a restrizioni. Anche in questo momento ci si poteva scambiare doni, con un valore massimo di dodici denari grossi per Vicenza. Una volta terminata anche questa fase, otto giorni dopo, avveniva la revertalia. La sposa, confermando un'antica consuetudine, tornava alla propria casa - era il pretesto per la stessa per riaffermare i legami con la propria famiglia di origine - ed anche qua venivano organizzati banchetti e danze.

Questa era la procedura che - a grandi linee - era seguita nel nord-est dell'Italia fra il XIII ed il XVI. Ma torniamo al matrimonio di Maffeo e Cateruzza, come andò a finire? Durante la festa della transductio, Maria un'amica della sposa (forse la più allineata con la visione del matrimonio con quella ecclesiastica) manifestò il proprio dissenso a quel matrimonio plurimo; ella disse: «vade, bade ista est una iuvenis et debet habere iuvinem, ille magister Zilius est antiquus et senex, numquam pro certi erit vir suus» ("guardate, lei è una giovane e deve avere un giovane. Il suo insegnante Zilio è vecchio ed attempato, di certo non sarà mai sua"). A osteggiarla vi fu solamente lo zio di Cateruzza, Giovanni. Nella concezione laica e popolare, una giovane donna doveva sposare un anziano che oltre a darle stabilità economica, poteva insegnarle un'educazione civica e sociale. Zilio non avendo però una ricchezza ed una stabilità economica certa, venne ritenuto inadatto per la giovane e la famiglia di lei riteneva nullo tale contratto nuziale. Per la Chiesa, invece, il matrimonio era e rimaneva indissolubile, essendosi formato con il consenso degli sposi "per verba legitima de presenti". Purtroppo però non si conosce la sentenza finale e non si sa se il povero Maffeo ha ottenuto l'annullamento.