Agosto e settembre sono due mesi pieni di eventi, manifestazioni e rievocazioni da fotografare. Anche quest'anno, nonostante il problema sanitario, i due mesi hanno regalato alcune soddisfazioni dopo i deludenti mesi di segregazione forzata. Lo ammetto candidamente: durante il "Mantova medievale 2020" non sono riuscito a prendere in mano la macchina fotografica: la parte organizzativa e la troppa pioggia non mi hanno lasciato tregue. Con il risultato che della manifestazione virgiliana non ho nemmeno una foto ricordo. Per fortuna qualche settimana dopo è arrivato il momento di "Villafranca nella Storia". Evento organizzato dagli amici della Compagnia della Ginestra, all'interno delle mura del castello di Villafranca di Verona. Posto molto suggestivo e dove la popolazione locale risponde molto bene agli eventi. Infatti nel 2019, nonostante fosse la prima edizione, l'evento ha riscontrato un enorme successo di pubblico. Ma non solo, anche tutti i rievocatori che hanno partecipato sono rimasti entusiasti della manifestazione. Quest'anno, personalmente, mi aspettavo poca gente. Nell'aria c'era un pericolo di nuove chiusure e nuovi coprifuochi imminenti dovuti alla pandemia di Coronavirus, il meteo inoltre aveva previsto due giorni intensi di pioggia, ma così non fu. Anche quest'anno la gente ha riempito i vialetti in ghiaia del castello e l'evento ha riscontrato un buon successo anche in questa edizione. Almeno nella prima giornata, visto che durante la seconda a farla da padrona è stata la pioggia torrenziale che si è abbattuta sulla piccola località veronese. Quella volta, quelli delle previsioni, hanno azzeccato al cinquanta per cento il meteo.

A partecipare alla manifestazione i veterani: tutti i gruppi dei veronesi al completo, i padovani con le loro aggiunte, i milanesi e i fiorentini. Oltre ovviamente al nostro gruppo che faceva da spalla. Io mi sono preso la libertà di girare per i campi e scattare alcune foto, senza essere in abito storico, facendo il "turista" in incognito. Pertanto non potevo scavallare le corde di sicurezza che servono a limitare gli spazi del pubblico, ed evitare che i più distratti inciampassero nei tiranti delle tende. Quindi non potevo entrare nei campi, dovevo stare a distanza. Le regole anti Covid-19, inoltre, non mi permettevano di avvicinarmi molto alle persone. Dovevo star per il più lontano possibile, anche a più di un metro di distanza. Così ho optato per il 70-200mm, in modo da poter mantenere bene le distanze e scattare anche a qualche metro in più. Lo ammetto: in realtà era una scusa solo per star lontano a quei puzzoni dei rievocatori.

C'è poco da dire: la luce di settembre è eccezionale, soprattutto quando il sole inizia a calare e regala ai soggetti delle tinte pastello. È una luce morbida, la quale cade su oggetti e persone dolcemente. Fluida, come se si potesse toccare, dando a tutti un tono. La scena era da quadro, idonea per dei macchiaioli. La giornata è trascorsa bene, se non per il fatto che venivo sempre interrotto o mi distraevo dal mio compito. Incontravo sempre persone con cui parlare. Il progetto fotografico che mi ero posto era di creare dei ritratti delle varie persone. Fine molto arduo, visto che la mascherina copre gran parte del volto. Nei ritratti che volevo realizzare era importante far capire a chi guardava le foto: l'espressività della persona ritratta ed il contesto per dare al soggetto una connotazione. Incentrando su di loro, sui rievocatori, il senso della rievocazione stessa. Senza però studiare una foto o prepararla nella testa. Secondo me è bello catturare il momento, l'attimo ed essere sempre pronti a catturare l'imprevisto o il dettaglio. Street-photograpy medievale. Quindi non dovevo essere io a preparare il contesto, c'era già. Io ero solo uno spettatore muto che non alterava il corso degli eventi, delle emozioni e degli spazi. Intanto il pubblico stava affluendo e le stradine di ghiaia si riempivano velocemente. I due furgoni che distribuivano il cibo si stavano rempiempiendo nonostante fossero appena le 16. I mesi di lontananza hanno fatto sì che i rievocatori, una volta incontrati, si scambiassero sguardi o colpi d'occhio più intensi e significativi del solito. Sembravano marionette mosse da una frenesia incontrollata, anche se non ci si poteva ancora abbracciare.

Con l'arrivo della notte l'organizzazione ha acceso i quattro fari posti sulle torri del castello. La luce è diventata di colpo giallastra. Si poteva ancora fotografare, ma aumentando il bisogno di una post-produzione, visto che la mia macchina fotografica non è in grado di ampie modifiche sul bilanciamento del bianco. Mano ferma e tante preghiere, ecco cosa serve quando cala la luce e non ha a disposizione un cavalletto. Lo stabilizzatore di immagine della mia ottica ha fatto letteralmente miracoli e mi ha regalato alcuni scatti nitidi, nonostante la poca luce ambientale.

  • Le mascherine sono una sofferenza?

  • Nascondersi dietro ad un volto

  • Parlare con gli amici che non si vedono da molto

  • Basta essere pessimisti!

  • Le alte mura offrivano possibilità di sfondi epici