Palazzo Castiglioni è un simbolo di Mantova, uno fra i più fotografati dai turisti e che sicuramente lo trovereste sfogliando una qualsiasi guida turistica della città scelta a caso. Eretto per volere di Pinamonte Bonacolsi nel XIII secolo, al fine di dimostrare lo sfarzo ed allo stesso tempo la potenza bellica raggiunta dal fondatore della casata bonacolsiana ai mantovani suoi contemporanei, il palazzo si affaccia su Piazza Sordello. Sul fianco sinistro si trova il Palazzo del Vescovo, arricchito da colonne dal gusto rinascimentale, simbolo del potere spirituale. Mentre dell’altra parte si innalza al cielo la torre della gabbia, facente parte del palazzo Guerreri-Gonzaga.

Questa è la parte più antica di Mantova, quella che ha avuto origine e che visto i primi commerci, le prime sfide e i primi trionfi. Entrare in questo palazzo storico è stato, capite bene, entusiasmante. Appena oltrepassato il cancello, ancor dentro al porticato, sulla sinistra, si trovano i tre disegni architettonici di come poteva apparire il palazzo nel XIV, nel XVI e nel XVIII secolo, dopo le ristrutturazioni. Il balcone centrale, ad esempio, nel primo disegno non era presente; anzi, ve ne era uno di più modeste dimensioni, sopra all’ingresso di destra, dove oggi vi è l’accesso ad un ristorante. Tutte le finestre avevano un arco romanico e non squadrate, alla moda settecentesca. Salita la scalinata sulla destra una porta a vetro chiudeva le tre stanze dove abbiamo passato l’intera serata. Un tavolino in legno, una poltrona e una vecchia cassapanca nell’ingresso, a fianco la porta che dava alla sala con il balcone. Sulle pareti quadri cinquecenteschi e seicenteschi che raffiguravano i paranti della duchessa Castiglioni, uno fra tutti però svettava: quello di Baldassarre Castiglioni, noto ai più per aver scritto il famoso libro "Il cortigiano", una sorta di trattato sul comportamento da mantenere in caso una corte del XVI secolo ti chiamasse a sé. Noi ci siamo cambiati velocemente in una sala, ed indossati gli abiti storici, entrarono i camerieri con i pantaloni da servizio e delle giacchette sgargianti e molto appariscenti. Noi della Compagnia della Rosa apparivamo dei poveri pellegrini, a confronto. A me era stato assegnato il compito dello speziale: mi ero preparato per un discorso di mezz’ora, ma tutto è stato reso vano dalle parole dell’organizzatrice prima ancora che io iniziassi: «sono stanchi e fate una cosa breve, grazie». Così cercai di farla il più breve possibile, riassumendo in poche parole quello che rappresentavano tali prodotti nell’Età di mezzo. Dopo il mio breve intervento, rintanati in una camera di servizio, ci portarono da mangiare alcuni stuzzichini e gli gnocchi di pane al tartufo. Entrambi buonissimi. La cerimonia, perché di questo si trattava, era molto formale e per tale motivo non abbiamo avuto la possibilità di visitare a pieno la struttura, ma solamente le quattro sale in cui si svolgeva la cena. Preciso anche che una parte è ancora abitata dai discendenti dei Castiglioni, un’altra è stata trasformata in un hotel Luxury e una terza è diventata il ristorante. Quindi, per quel poco che c’è stato concesso, è stato bello visitare questo palazzo storico.