Durante una piacevole visita ad un castello, la guida che vi illustra le pareti ed i soffitti affrescati potrebbe dirvi che: "i bagni, nei castelli, non venivano costruiti perché non si lavavano". Come è capitato a me. Effettivamente in qualsiasi castello medievale, in Italia ed all'estero, è difficile trovare uno spazio dedicato ai servizi igienici. Questo però non vuol dire che i nostri avi non si lavassero. Pensandoci un momento: è difficilissimo trovare anche una sala adibita al consumo dei pasti; questo ci porta a pensare che non si mangiava durante il Medioevo? Ovviamente mangiavano anche loro. Come mai ci sono stanze da letto, studioli e cucine, ma non camere per mangiare oppure per epletare i propri bisogni? Semplicemente perché non servivano camere dedicate a tali funzioni. La cucina era presente perché necessitava di strutture apposite per la cottura dei cibi. Serviva un forno o almeno un camino a muro, incastrato in una parete, con una cappa a forma conica, con al fianco grandi vani per conservare la legna da ardere. Una piastra, due alari che spesso sorreggevano uno spiedo, un tavolo per la lavorazione dei cibi e poco altro ad arredare l'ambiente. Non dobbiamo immaginarla piena di oggetti, piatti, stoviglie e pentole appese. Pochi attrezzi erano comunque sufficienti per preparare un gran pasto. Nei castelli il locale per la preparazione del cibo era al pian terreno, in modo da dare una continuità al magazzino, alla legnaia e dare la possibilità al cuoco di controllare sempre la dispensa. Era infatti lui ad essere il diretto responsabile nel caso mancasse della materia prima. Nelle case cittadine la cucina era posta all'ultimo piano della struttura, per evitare che - in caso di incendio - ne venisse colpito l'intero caseggiato. È il caso del Palazzo Davanzati a Firenze o della casa di Domenico di Bartolomeo di Luca (fine XV secolo), aromatario senese, del quale c'è giunto un suo inventario. Sia della bottega che di una delle sue tre case che possedeva1. Almeno così viene riportato in alcuni esempi, anche se in molti taccuini sanitatis si vedono cucine di famiglie agiate al pian terreno.

Gli spazi del mangiare

Quindi dove si mangiava? Semplicemente non esisteva un luogo preposto al consumo dei pasti. Il paesano mangiava nell'unico ambiente della casa che possedeva e che spesso fungeva anche da camera da letto, cucina e laboratorio. Insomma, non aveva molta scelta. Chi viveva in città ed aveva più di una stanza, non aveva comunque molta scelta: mangiava nella stanza più calda. Solitamente era la camera da letto, posta vicino alla cucina per sfruttare il calore del forno o del fuoco per la preparazione dei cibi. Dove potevano essere installate delle pareti in legno per controventare le porte ed eliminare anche lo spiffero d'aria che entrava quando le persone passavano. Quella dove si accoglievano gli ospiti, dove si dormiva in un letto a baldacchino, per trattenere il caldo il più possibile vicino al corpo, e si poteva rimanere al calduccio sotto alle coperte. Proprio lì è lecito pensare che consumassero i pasti invernali, senza dover prendere troppo freddo. Il signore del castello poteva scegliere di mangiare dove gli pareva: nel letto con la propria amata, nel proprio ufficio per non staccarsi dalle questioni importanti oppure fuori, in giardino se la stagione lo permetteva. I banchetto, quella cena di lavoro fra alti commissari esteri, invece, venivano organizzati nei grandi saloni di rappresentanza o nei broli interni al palazzo. Bisognava mostrare lo sfarzo, la ricchezza ed il potere che la famiglia aveva accumulato. Per tanto si poteva scegliere un salone con il terrazzo in una stagione estiva, in modo da alietare gli ospiti anche con giochi all'aperto. Oppure in saloni tiepidamente riscaldati durante i rigidi inverni.

Non era raro comprare del cibo già pronto e mangiarlo in luoghi pubblici, come si fa ancora oggi. Le genti medievali erano abituate a spostarsi, ad affrontare anche lunghi viaggi e per questo il bisogno di strutture ricettive pronte ad offrire vitto ed alloggio crebbero vertigionasemente sul finire del Trecento. Le taverne erano il punto centrale cittadino delle piccole comunità rurali, lì avveniva la contrattazione di merci, le quali erano spesso lasciate a carico dell'oste. Si incontravano mercanti che stavano andando a cercare commesse, sempre di fretta, e bisognosi di cibo già pronto, da consumare al momento tra un gioco di dadi e l'altro. La taverna quindi era molto di più di un punto di ristorazione, ma rappresentava un micro mondo sociale che in un futuro articolo svilupperò più approfonditamente. Il cibo della taverna era spesso salato, perché poteva affrontare lunghi periodi prima di essere lavorato e poi venduto. Oltre al fatto che il cibo salato stimola maggiormente la sete. Quindi è possibile pensare anche ad un tornaconto del taverniere. Il locandiere non era un vero e proprio cuoco, ma ci si prestava a farlo. Sapeva cucinare pochi piatti, utilizzando le verdure e le carni locali in base all'abbondanza del prodotto.