Negli ultimi decenni è divenuta sempre più importante la tracciabilità degli alimenti. Sapere dove è stato allevato e macellato l'animale tranquillizza e garantisce la qualità al consumatore. L'intera filiera è tracciata e i produttori sono sottoposti a severi controlli. Nel consumatore finale si ha una forte associazione fra il territorio d'origine e la qualità. Il cibo con il marchio DOC o IGP è associato ad un prodotto non solo tradizionale, ma anche sano e salutare. Ma non sempre mangiare il prodotto dove è nato garantisce la qualità e quasi mai è economico. Quando pensiamo ad un hamburgher, infatti, immagniamo New York, al traffico caotico della Grande Mela, ai grattacieli ed allo smog. Nulla ci garantisce un prodotto di qualità in quel caso eppure è il classico panino americano. Mangiare un pezzo di formaggio grana direttamente in un caseificio nel parmense non ci garantisce di spendere meno che farlo in Germania o in Francia. Anche nell'Epoca di mezzo era così? Ma soprattutto è vero che esiste una cucina o una alimentazione "locale" e se dovessimo dire la provenienza degli alimenti che mangiamo riusciremmo a localizzare le zone d'origine dei prodotti? Devo ammettere che non è facile distinguere quale verdura è autoctona, ovvero originaria del nostro territorio, da quella che è stata importata da un'altra zona del pianeta. Alcune verdure e alcuni frutti si sono talmente insediati nel nostro paesaggio culturale ed alimentare da far fatica a credere che siano nate e sviluppate in altri climi, in altri terreni; così come diamo per scontate sulle tavole medievali alcune colture che invece erano sconoscete durante quell'epoca. Sapresti elencare quale frutta e quale verdura sono state importate in Europa dopo il Medioevo? Scopriamolo!

litografia di Cristoforo Colombo

Aglio Conosciuto a partire dai sumeri, gli antichi romani lo diffusoro in tutte le regioni dell'Europa. Appartiene alle piante gigliacee e solitamente se ne consuma il bulbo. Veniva considerato di natura calda e secca. Plinio il Vecchio lo descrive perfetto per combattere i vermi intestinali e le emorroidi. Durante il banchetto di nozze per Violante Visconti, svoltosi a Milano nel 1368 (Claudio Benporat, "Feste e banchetti. Convivialità italiana fra Tre e Quattrocento", 2001) venne preparata una agliata cotta per il condimento delle pastinache fritte e l'aglione forte, entrambe sono delle salse a base di aglio. Per la maggiore viene usato il bulbo oppure i germogli verdi. Il procedementi è semplice: lessato o assostito sotto le ceneri, poi ridotto in poltiglia e mescolato con altre sostanze eccipienti o addensanti come la mollica di pane. Viene spesso usata per accompagnamento di lessi, specialmente con il pesce. Veniva considerato un potente contravveleno e che viene consigliato di essere sempre messo a cuocere assieme ai funghi. "ed questo lo si fa perché da natura sono velonosi" (Mastro Martino). Veniva consigliato ai poveri, che non potevano permettersi cure migliori, di aver sempre dell'aglio, diventando un simbolo iconico della cucina povera medievale.
Arance Esistono due tipi di arance: la Citrus auramtium vulgariis e la Citrus auramtium sinensis. La prima, definita anche "Pomun rancium" è quella che oggi è nota come arancia amara, giunta in Europa dalla sua zona nativa dell'India grazie alle invasioni arabe (910, X secolo). Si diffuse tutto sommato lentamente e serviva per la creazione di salse. La seconda citata è la classica arancia dolce, originaria dalla Cina. Si diffuse principalmente in Europa grazie ai portoghesi con un rifornimento costante, a partire dal 1498. Alcune zone ristrette avevano però già avviato la coltivazione: nel 1379 presso Fermo c'erano già degli aranceti, anche se la qualità era probabilmente inferiore a quelle importante da Cina e India (Hyams, "E l’uomo creò le sue piante e i suoi animali - Storia della domesticazione" 1973). Bartolomeo Sacchi, detto Il Platina, nel 1470 è il primo ad inserirla in un ricettario. Per tanto possiamo dire che questa seconda tipologia era quasi totalmente ignorata dalle tavole e nelle cucine medievali dell'epoca. Il prezzo di una singola arancia nel 1340 era pari a quello di una libbra di carne di agnello. Ovvero tredici volte superiore a quello odierno.
Nota: proprio per essere state importate dai portoghesi in Eupora, ancora oggi le arance dolci si chiamano "portogallo".
Asparago Marco Porcio Catone, soprannominato "il Censore", nel 160 a.C. descrive la tecnica di coltivazione di questa pianta erbacea, nel trattato De agri cultura, e riprese successivamente anche dal già citato Plinio e nel celebre ricettario di Apicio. Con il declino dell'Impero il consumo di tale pianta andò scemando drasticamente, fino a che le uniche zone coltivate ad asparagi rimasero solamente in Spagna. Riscoperto nel Rinascimento, l'asparago, conobbe una nuova fase auge grazie alla diffusione di Luigi XIV, il re Sole.
Carota Originaria del sud-est asiatico, la carota, venne coltivata per la prima volta in Occidente nel I secolo a.C.. Probabilmente non riscosse un grande interesse, perché in qualche secolo si estinse. Continuò ad essere coltivata nell'attuale Siria ed in tutto il sud del Caucaso e tornò nel continente europeo con l'avanzata araba del XI secolo. Prima in Spagna e successivamente (XIII secolo) la carota torna ad essere coltivata in Italia. Il Platina nella metà del Quattrocento parla di una coltivazione seriale nel viterbese. Fece molta fatica ad entrare nella normale alimentazione, in quanto si preferiva la pastinaca. Un ombrellifera dal colore chiaro e dalla consistenza di una patata. Attenzione però: la carota medievale è quella violacea (o rossa) e quella gialla, oggi particolarmente rare sulle nostre tavole. La varietà arancione si è particolamente diffusa sul finire del 1500 nel nord Europa, per poi diffondersi in tutto il mondo. Da non confondere con la cariota: una particolarità di datteri carnosi e succosi che venivano importati da Oriente durante l'epoca Romana. Da essi si ricavava il "vino di palma".
Cipolla L'allium cepa probabilmente è originaria dell'attuale zona occupata dall'Iran, dall'Afganistan e dal Pakistan. La cipolla veniva utilizzata a scopi alimentari fin dai sumeri, nel 4.000 a.C. Era conosciuta abbondantemente dai romani, tanto che Plinio il Vecchio, nel suo Naturalis Historia ne descrisse sei tipi diversi. Gli vennero attribuite anche proprietà curative da Ippocrate e Galeno che la definirono di natura calda ed umida. Analizzata anche dei dottori trecenteschi che sanciscono essere utili per tonificare lo stomaco e stimolare l'appetito. Se se ne fa abuso genera dolore e gravezza al capo, ed in alcuni casi produce sonnolenza ("somni terribili" Ugo Benzi, Tractato utilissimo circa la conservazione della sanitade, 1481.). Simbolo tipico dell'alimentazione popolare, assieme all'aglio, il porro e lo scalogno, viene citata in parecchi casi nella letteratura toscana del Trecento. Veniva usata in cucina per conservare i cibi nelle marinate, come condimento aromatico e ingrediente di base per le minestre.
Melanzana Di origine indiana e birmana venne domesticata 2.000 anni fa, ma utilizzata selvatica a scopi medici dal 300 a.C. Arrivata in Europa tramite all'invasione araba, nel XI secolo, si espanse in Europa con molta lentezza. Durante il Medioevo le venivano assegnante proprietà afrodisiache, oltre al generare rabbia e melanconia. Ancora nel Rinascimento veniva descritta come "amara" e con una leggera piccantezza.
Spinaci Di origine indiana vennero introdotti in Europa con l'invasione araba. Si diffusero lentamente fino a che non conobbero un boom con il XIX secolo.
Patata Nata nel sud America, circa 15.000 anni fa, venne addomesticata tra Bolivia e Cile. In Europa venne portata con una scarsa bio-diversità ed andò a sostituire l'utilizzo culinario della rapa e del navone (un tipo di cavolo).
Peperone Il peperone, assieme al peperoncino, sono una pianta originaria della Bolivia. Già nota agli Aztechi, che inserirono i peperoncini nella propria alimentazione già dal 5.500 a.C. Giunto in Europa con Cristoforo Colombo, furono i portoghesi a diffonderlo in tutta l'Asia nel XVI secolo.
Pomodoro La pianta del pomodoro è stata domesticata nelle zone del Messico, anche se anche originaria del sud America. Su questa ipotesi, però, non sono state ritrovate prove dell'utilizzo alimentare. Una volta portato in Europa non venne da subito apprezzato, in quanto non esistevano frutti o verdure similari; per tanto non trovò subito un utilizzo. A favorirne la diffusione fu la scarsità di cibo dovuta dall'epidemia di peste del 1600.
Riso Origine del riso (Oryza sativa) era l'India, ed era conosciuto già al tempo dei greci. Il suo commercio conobbe il culmine nel VII secolo, ma rimaneva comunque una derrata destinata ad una clientela nobiliare. Si provò la coltivazione nella Pianura Padana, ma la fase di sperimentazione terminò fra il XV ed il XVI secolo. Il riso era venduto dallo speziale e non dal biadaioli, fra i cereali comuni, in quanto il suo prezzo era doppio rispetto ai migliori tagli di carne in commercio. Nel 1340, durante la festa della Magna Curia, vennero comprati solamente 16 kg, per farne minestra con latte e zucchero o prababilmente "biancomangiare". Quest'ultimo era l'eccellenza per la classe economica dominante, un chiaro messaggio di ricchezza, essendo un raffinato budino prodotto con farina di riso, zucchero, latte di mandorle e petti di pollo arrostiti ridotti a crema.
Zucca e zucchina Le zucche e le zucchine arrivarono con Cristoforo Colombo in Europa. Anche se nel Vecchio continente avevamo già una variante nota, ma di colore verde e di forma lunga e sottile, era totalmente diverse da quelle che noi oggi conosciamo. Seppur commestibili, avevano un utilizzo ornamentale o utilizzate come borracce o fiachie. Le più famose sono le lagenaria siceraria note anche come "zucche a fiasco". Le zucche del genere Cucurbita maxima, arrivate dalle attuali zone della California e dal Sud America, e si diffusero già dal 1500.